Chi va piano va sano e va lontano per una felicità pandemica


Oggi, sul quotidiano Avvenire c’è una pagina dedicata ad un’intervista al sociologo e filosofo francese Edgar Morin, che parla di una pluri crisi mondiale.

Lui però parla di regressione della società ed io invece preferisco parlare di decrescita, di rallentamento e frenata, alla quale come rimbalzo, come avviene in borsa, rilancerà i singoli individui e le società, con maggiore consapevolezza

L’epidemia ha adottato la selezione naturale, sia al livello umano, sia nello sviluppo del progresso.

Ha messo in discussione le false certezze su cui i padroni dell’economia e del consumismo ci avevano resi schiavi, drogati, assuefatti, sempre in crisi di astinenza da false necessità.

Ha risvegliato la coscienza individuale e sociale anestetizzata, dal falso benessere.

Ha fatto scoprire ciò che c’era ma non si usava, ed il lato della vita che era l’altra faccia della luna. 

Ha rianimato le intelligenze.

Ha frenato la corsa verso il baratro ed accelerato lo sviluppo di nuovi stili di vita ed abitudini più sane.

La natura, nella sua perfezione, possiede i salvavita, le uscite di sicurezza che a noi vengono proposte, ed a noi è stata data la capacità di adattarsi e risolvere i problemi, oggi chiamata resislienza,

Da quando sono nato, sono stato sempre criticato per la mia lentezza; me ne sono fatto persuaso, e fiero di esserlo, ho fatto di queste “criticità” la mia bandiera. 

Anzi, ho costruito una filosofia di vita che mi ha fatto vedere quanto il correre fosse un difetto e non un pregio.

La mia indole, mi ha portato a decrescere con il passare del tempo e della vita, sfoltendo le mie necessità ed aspettative, ancor prima di questa situazione di criticità pandemica.

Ma, circondato da una società che faceva della velocità la propria efficienza, non sono stato ascoltato quando dicevo che troppa efficienza diventa deficienza, ed oggi mi trovo a vedere concretizzate tutte le mie “profezie”, purtroppo.

Il virus del benessere, corre come e nelle aree del mondo che hanno scelto di correre.

Proposte:

Sfollare e sfoltire le metropoli, in Italia riscoprendo la potenzialità insite nel nostro Paese: i Comuni diffusi, ridistribuendo la popolazione in maniera forzosa, svuotando le città e riempiendo tutti ed ogni Comune.

Siamo 60 milioni, divisi per 8.000 Comuni, viene una media di 7.500 persone per Comune, diluendo la densità per km², rendendo la vita a misura d’uomo.

Questo permetterebbe di tornare all’acquisto a Km 0, con le botteghe di prossimità.

Naturalmente, il progetto prevede un impegno dello Stato con un uso oculato degli stanziamenti economici, attivando una pianificazione per migliorare i territori con infrastrutture e servizi: mezzi di comunicazione ecosostenibili (rete ferroviaria), presidi sanitari diffusi e capillari, copertura digitale capillare, per realizzare smart city e smart working e smart learning, ritorno alle campagne che, per fortuna, abbiamo ancora, sviluppo delle energie ecosostenibili.

Svilupperebbe economia e posti di lavoro, finalizzerebbe lo sforzo finanziario d’investimento pubblico e privato, permetterebbe di presidiare e riqualificare i territori abbandonati.

Io ho una ricetta, anche a seguire le parole del Papa sul debito pubblico. 

Abolire i debiti, per la vulgata, è come parlare di decrescita Felice, psicologicamente sono concetti rifiutati. 

Meglio, congelare i debiti, azzerare gli interessi, posticipare le restituzioni a data da destinarsi e nella misura delle possibilità. 

Altra possibilità, un po’ più coraggiosa, dimezzare tutti i debiti. 

Cominciare a pensare che l’economia è una convenzione con regole condivise ma non sempre condivisibili, basta ristudiare le regole per giocare meglio e giocare tutti alla pari.

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