Viaggio nella Calabria tirrenica


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3 giorni di full immersion calabrese tra beni artistici, architettonici e culturali, enogastronomia, produzioni tipiche, su invito dell’amministrazione regionale, per un educational dedicato al Turismo Religioso.

Mi reco, come d’abitudine per i miei viaggi lenti per l’Italia, alla stazione Termini per prendere un Intercity che mi porterà in 6 ore ala stazione di Lamezia Terme Centrale.

Al mio arrivo trovo ad aspettarmi una navetta con la quale verrò portato, in 2 ore, a Scalea all’Hotel Village Santa Caterina.

Saranno 242 i km percorsi in terra calabrese in questi 3 giorni nei quali, seguendo la costa tirrenica, andremo tra la provincia di Cosenza (Scalea e Santuario di San Francesco di Paola) a quella di Vibo Valentia (Pizzo Calabro), fino a Reggio Calabria.

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SCALEA
Regione: Calabria
Provincia: Cosenza CS
Altitudine: 25 m slm
Superficie: 22,56 km²
Abitanti: 11.103
Nome abitanti: Scaleoti o Scaletti
Patrono: Beata Vergine del Monte Carmelo (16 luglio)
GENIUS LOCI
(spirito del luogo – senso del luogo – Identità Territoriale)
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Alle spalle i contrafforti del Monte Pollino e di fronte il mare.
Un Borgo marinaro che il toponimo greco lo identifica come approdo di navi, in cui oggi, alla fonda restano solo grossi scogli fantasmi color antracite.
Un Borgo che fonda il lontano passato nel Paleolitico che interessa agli archeologi, e agli storici tra antiche memorie Romane, Greche, Lucane, Turche, Normanne, Sveve ed Angioine, tra torri, tradimenti e rivolte popolari contro le prepotenze feudali.
Dove in passato spiccavano tra le Donne Scaleote, non poche bionde, un tipo fatto di sole, molto raro in Calabria e che si potrebbe spiegare soltanto pensando che anticamente quì avevano dimorato per molto tempo i Normanni.
Il centro storico serrato attorno ad un colle, percorso da ripidi vicoli fatti a scale.
La protezione Cristiana e popolare, affidata alla Beata Vergine del Carmelo e le feste in ricordo delle antiche tradizioni marinare.
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ORIGINE del NOME
(Toponomastica)
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Il nome del centro è ricordato nell’anno 1324 «In Castro Scalee», si ritiene in genere derivata da “scala”: «infatti i suoi edifici vennero costruiti su una rupe triangolare, l’uno sopra l’altro; quindi il nome Scalea» sebbene non sia sicuro che Scalea, in dialetto Scalia, rifletta l’italiano scalea “gradinata”, o non, piuttosto, un Greco *σχαλìα “approdo per navi”, ricordando Scalea, contrada di Taurianova  e Scalia, contrada di Staiti (RC), nonché Scalì, Scalia, cognomi in Calabria e Sicilia.
Secondo una precedente interpretazione etimologica, il toponimo sarebbe riconducibile ad un derivato del Greco σχαλεuω “zappare”.
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Trasferimento al Santuario di San Francesco di Paola.
Prendiamo la Statale 18 Tirrenica Inferiore.
La strada si svolge sopraelevata, lungo la costa, ora si vede il mare, ora grumi di case appollaiate su picchi rocciosi, fino a Paola.
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PAOLA
Regione: Calabria
Provincia: Cosenza CS
Altitudine: 94 m slm
Superficie: 42,88 km²
Abitanti: 15.602
Nome abitanti: Paolani
Patrono: San Francesco di Paola (2 aprile e 4 maggio)
GENIUS LOCI
(spirito del luogo – senso del luogo – Identità Territoriale)
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Vivace cittadina, nodo stradale e ferroviario, notevole centro agricolo-commerciale, posta su un terrazzo alle pendici della catena montana costiera, nota per essere la patria di San Francesco di Paola. 

È frequentata, oltre che per il vicino Santuario, anche come centro balneare.

Di antica origine, forse fondata dagli Enotri, nel medioevo appartenne in Feudo ai Fuscaldo e ad altri signori; dal 1496 fu possesso degli Spinelli, che la tennero fino all’eversione del Feudalesimo (1860).

Alla fine del 1400, Alfonso II d’Aragona le concesse il titolo di città.

Subì devastazioni dai Turchi, che nel 1554 danneggiarono gravemente il Convento.

Gloria della città è San Francesco di Paola, al secolo Francesco D’Alessio, o di Saticoni, fondatore dell’Ordine dei Minimi; Santo della carità umile, il cui culto è largamente diffuso in tutta l’Italia meridionale. 

Nato il 24 marzo 1416, trascorse la fanciullezza presso i Francescani del Convento di San Marco Argentano, poi visitò Roma, il cui fasto turbo la sua Fede semplice e lo indusse a ritirarsi in un eremo; nel 1435 ottenne dell’ arcivescovo di Cosenza, l’autorizzazione a fondare un Convento a Paola, cui ne seguirono altri in Calabria ed in Sicilia.

Nel 1474 ricevette dal Papa Sisto IV il riconoscimento del suo Ordine è la dignità di generale dello stesso, che egli accettò per spirito di obbedienza. 

La fama delle sue virtù e dei suoi prodigi arrivo fino a Luigi XI di Francia, che, gravemente malato, ottenne dal Re di Napoli, che Francesco si portasse a Tours, dove egli si trovava. 

Il Santo si adoperò per indurre il Re alla rassegnazione ed al pentimento; trattenuto poi in Francia da Carlo VIII e da Luigi XII, vi morì il 2 aprile 1507, venerato da subito come un Santo, e lì fu sepolto.

Nel 1562, i suoi resti furono gettati nel rovo dagli Ugonotti: una piccola parte delle reliquie si trova a Paola.

ORIGINE del NOME
(Toponomastica)
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«Ella si vuole antica – scrive Giustiniani 1797-1805 -, e detta un tempo Patyces, secondo il Barrio (erudito calabrese del 1500), già edificata dagli Eunotrj.

il Barrio però mai ragionava per indicare i veri siti degli antichi luoghi, ei non possiamo con certezza assegnare anche l’epoca della fondazione di Paola».

Menzionato nell’anno 1326 «In castro Fuscaldi et terra Paule», “Paula” nel 1500 e Pàula anche nella dizione dialettale, il toponimo pare riflettere un latino (terra) Paula ‘terreno da pascolo’, oppure Babula ‘pascoli’.

Santuario di San Francesco di Paola
Il Santuario di San Francesco di Paola sorge nella parte alta e collinare della cittadina, in una valle costeggiata dal torrente Isca e ricca di vegetazione.
È meta di pellegrinaggio da tutto il Sud Italia, specialmente dalla Calabria, di cui San Francesco è patrono.
Custodisce parte delle spoglie del Santo (le restanti si trovano a Tours in Francia).
Davanti al Santuario vi è un ampio piazzale, al limite del quale si erge la facciata principale del tempio.
A destra dell’ingresso principale, vi è un arco tramite il quale si accede alla parte laterale del Santuario, in cui si trovano l’ampia Basilica moderna (inaugurata nel 2000) e la Fonte della cucchiarella, alla quale sogliono bere i pellegrini.
Accanto a questa è esposta una bomba inesplosa, caduta nel torrente accanto al Santuario durante un bombardamento anglo-americano nel mese di agosto del 1943, che non danneggiò il Santuario.
Continuando si accede al ponte del Diavolo e ad un sentiero al termine del quale si trova un luogo che fu rifugio del Santo nei suoi anni giovanili.
Entrando nel Santuario per l’ingresso principale, si accede a 2 ambienti semi-aperti iniziali; nel primo sono conservate diverse lapidi, datate fra il 1500 ed il 1900, che ricordano varie ricorrenze ed eventi riguardanti il Santuario, mentre il secondo è il vero pronao della Basilica antica: a destra si trova il portale di accesso alla Basilica, a sinistra vi è un affaccio sul torrente e sull’adiacente convento, ed avanti vi è l’ingresso al chiostro ed al romitorio del santo e la cella del beato Nicola.
La Basilica antica, in stile romanico, risalente al 1500, è composta da un’ampia aula principale piuttosto spoglia e da un’unica navata laterale a destra, lungo la quale si aprono 4 cappellette, che ha il suo culmine nella sontuosa Cappella barocca che custodisce le poche Reliquie di San Francesco pervenute a Paola, fra cui alcuni suoi abiti e frammenti di ossa.
Nel Chiostro del Santuario, chiuso verso l’esterno con vetrate, si trova il Roseto del Santo, che costituisce oggi un folto giardino, e ospita lungo le sue pareti interne affreschi raffiguranti i principali episodi della vita del Santo, molti dei quali legati a leggende.

Adiacente ad esso è il Romitorio di San Francesco, un insieme di angusti spazi sotterranei che costituirono il primo nucleo di cenobio per il Santo e per i suoi confratelli.

Accanto alla Basilica antica si erge il Campanile del tempio.

Da Scalea a Pizzo Calabro la cittadina dove morì Gioacchino Murat e resa famosa dalla palla gelato al cioccolato, il “Tartufo di Pizzo” e dalla produzione del tonno sott’olio.

Appena fuori della cittadina, poco prima di arrivare, si va a vedere la grotta contenente la Chiesetta di Piedigrotta nella spiaggia denominata Prangi, nella zona detta Centofontane, per l’esistenza ancora attuale di moltissime fonti di acqua dolce e la Chiesa intitolata a San Rocco e San Francesco di Paola

Proprio a fianco della Chiesa della Piedigrotta, nella spiaggia denominata Prangi, nella zona detta Centofontane, per l’esistenza ancora attuale di moltissime fonti di acqua dolce, il rais ed i suoi uomini collocavano, fino agli anni settanta la tonnara che veniva tenuta da cavi che partivano dalle rocce a terra, sotto l’attuale Chiesa di San Francesco di Paola.
Nelle rocce a mare ci sono le tracce di questa attività.

È crollato l’arco di pietra che teneva il cavo, ma si notano piscine, scale, scavi, vaschette, irrorati dalle fonti di acqua dolce oggi poco copiose, dove probabilmente si lavavano i tonni.

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PIZZO CALABRO
Regione: Calabria
Provincia: Vibo Valentia VV
Altitudine: 44 m slm
Superficie: 22,89 km²
Abitanti: 9.302
Nome abitanti: Napitini o Pizzitani (locale)
Patrono: San Giorgio (23 aprile)
GENIUS LOCI
(spirito del luogo – senso del luogo – Identità Territoriale)
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Importante centro peschereccio (pesca del tonno) con qualche attività industriale (conservazione del pesce) e stazione balneare con bella spiaggia e porticciolo turistico.

È una cittadina pittoresca, tra le più vivaci della Costa Tirrenica Calabrese, sul pendio di una rupe che strapiomba in mare dominando il Golfo di Sant’Eufemia, con stupende vedute su ampi tratti costieri.

La posizione forte, ed il castello, favorirono la crescita del Borgo Marinaro, anche per la fortunata attività di pesca del tonno. 

Per secoli, i tonni, nel mese di maggio giugno, raggiungevano a milioni le spiagge del Golfo di Sant’Eufemia, dove sorsero le famose tonnare di Bivona, e di Pizzo.

Di origine medievale, la cittadina, secondo alcuni, ha preso il nome dalla sua posizione su un promontorio (in dialetto Pizzu).

Nel 1300 appartenne a Ruggero di Lauria, poi passò ai Sanseverino e ad altri signori. 

A Pizzo fu giustiziato Gioacchino Murat, il quale il 28 settembre 1815 si era imbarcato in Corsica con pochi fidi, per muovere alla conquista del Regno di Napoli. 

Catturato allo sbarco, venne giudicato e fucilato il 13 ottobre nel Castello e sepolto nella Collegiata di San Giorgio; ma invano ne furono cercati i resti.

A Pizzo nacquero Benedetto Musolino (1809-1885), patriota e cospiratore, e Antonino Anile (1869-1943), poeta e scienziato, Ministro dell’Istruzione nel 1922.

ORIGINE del NOME
(Toponomastica)
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È di origine medievale: confrontare il Pizzo citato in fonte del 1500, nella quale si legge: «modernamente edificata non più che da 300 anni in qua».

Deriva il nome dal calabrese pizzu ‘punta, angolo, capo’, e localmente è detto u pizzu.

Gli abitanti sono detti pizzitani ma anche napitini, etnico quest’ultimo di tradizione dotta, ricavato dal nome di un centro antico, Napitia o Napitio, che gli eruditi, in passato, avevano voluto identificare con Pizzo.

E siamo all’ultima tappa del breve viaggio lungo la costa tirrenica calabrese: Reggio Calabria,

Reggio Calabria è una città costiera della Calabria, separata dalla Sicilia dallo Stretto di Messina.
L’area dello Stretto, cuore della Città Metropolitana di Reggio, è una conurbazione dovuta alla continuità urbana ed alla forte interazione sociale ed economica di alcuni Comuni dell’ex Provincia, disposti a ridosso della Città o lungo la sponda orientale dello Stretto di Messina, e il maggiore polo funzionale di una più vasta area metropolitana policentrica, facente parte della estesa e popolosa conurbazione Siculo-Calabra detta Arco Etneo.
Reggio è situata sulla punta dello “Stivale”, alle pendici dell’Aspromonte, al centro del Mediterraneo (dove gli studiosi collocano l’incontro di Odisseo con i mostri mitologici Scilla e Cariddi, descritti da Omero) e gode di un suggestivo panorama sulla Sicilia, sull’Etna e sulle isole Eolie.
Si trova al centro di un’area turistica d’importanza storico-culturale, situata al centro di una zona agricola particolarmente fertile in cui, grazie al clima mite e all’abbondanza di acque, si sviluppano le colture dell’olivo, della vite, degli agrumi e del bergamotto, agrume che rende la sua migliore qualità nel territorio reggino, divenuto per questo uno dei simboli della città.

Prima tappa il Museo Diocesano d’Arte Sacrauno scrigno ricchissimo di preziosissime opere d’arte.

Poi, altra entusiasmante visita al Museo del Bergamotto ; grazie all’impegno dell’Accademia Internazionale del Bergamotto, il museo è ormai diventato una tappa fondamentale di cui nessun turista può più esimersi dal visitarlo.

Vi si trova un’esposizione di strumenti che raccontano più di trecento anni di cultura, storia e tradizioni sull’agrume e il suo utilizzo. Oltre a tracciare il percorso storico e lavorativo del bergamotto, il Museo mostra una vera rassegna dell’archeologia industriale con le macchine da estrazione risalenti all’inizio del Settecento; dalle prime a vapore degli anni Ottocento e quelle a motore elettrico nei primi del Novecento, fino a giungere all’industria degli anni Sessanta.

Per il Museo del Bergamotto è stata creata un’ampia offerta di servizi in un ampio spazio a supporto del Museo e del visitatore, il Museum Center, nato per offrire ristorazione e svago di qualità.

Il Museo del Bergamotto sorge nel centro storico della città di Reggio Calabria, a 100 metri dal Museo Nazionale della Magna Grecia, dove si trovano i famosi Bronzi di Riace, e racconta la storia e l’economia che hanno caratterizzato la vita sociale degli ultimi duecento anni della Città dello Stretto.

Per finire, una doverosa ed immancabile passeggiata al mare per gustare il paesaggio sospeso del tramonto sullo stretto di Messina, tra gabbiani che volteggiano attorno ad una solitaria barchetta di pescatori con sullo sfondo, la vista scenografica della Sicilia con Messina.

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REGGIO CALABRIA
Regione: Calabria
Provincia: Reggio Calabria RC
Altitudine: 31 m slm
Superficie: 236,02 km²
Abitanti: 179.440
Nome abitanti: Reggini (anticamente: Ausoni, Itali)
Patroni: Madonna della Consolazione (2º sabato di Settembre – Madonna della Consolazione)San Giorgio (23 aprile – San Giorgio)
GENIUS LOCI
(spirito del luogo – senso del luogo – Identità Territoriale)
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Reggio di Calabria [ˈrɛʤʤodikaˈlabrja]; Rìggiu in dialetto reggino; Ρήγι, Rìghi in greco di Calabria), comunemente nota come Reggio Calabria, o semplicemente Reggio nel Mezzogiorno (prima dell’unificazione d’Italia), è comune capoluogo dell’omonima città metropolitana.

L’area dello stretto, cuore della città metropolitana di Reggio, è una conurbazione dovuta alla continuità urbana ed alla forte interazione sociale ed economica di alcuni comuni dell’ex Provincia, disposti a ridosso della città o lungo la sponda orientale dello stretto di Messina, e il maggiore polo funzionale di una più vasta area metropolitana policentrica facente parte della estesa e popolosa conurbazione siculo-calabra detta Arco Etneo.

La città è sede di uno tra i più importanti musei italiani, al cui interno sono custoditi i famosi Bronzi di Riace, divenuti tra i suoi simboli identificativi.
È la prima città della regione per antichità e nonostante la sua antica fondazione – Ῥήγιονfu un’importante e fiorente colonia magnogreca – si presenta con un impianto urbano moderno, effetto del catastrofico terremoto che il 28 dicembre 1908 distrusse gran parte dell’abitato.

ORIGINE del NOME
(Toponomastica)
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Reggio di Calabria, situata sullo stretto di Messina, la città, ricostruita dopo il terremoto del 1908, ebbe origine anteriormente alla seconda metà del secolo VIII avanti Cristo.

Forte della posizione a controllo di una delle principali vie commerciali dell’età antica, Rhegion estese il suo dominio sulla costa, ma dopo un lungo assedio fu presa e smantellata da Dionisio di Siracusa punto restaurata da Dionisio il grande con il nome di febea, dopo la ritirata di Pirro dall’Italia passò sotto Roma col nome di R(h)egium e con Augusto divenne Regium Iulium. 

La città conservò a lungo la lingua greca e non decade grazie alla sua favorevole posizione. 

Sede vescovile in età bizantina, nel 700 dopo Cristo fu sede arcivescovile e sotto gli aragonesi ottenne privilegi e titolo di Metropoli della Calabria.

Il toponimo ‘Pηγìvoς , R(h)egium, nelle fonti classiche con l’etnico ‘Pηγìvoς (già documentato in monete del secolo VI avanti Cristo), Reginus, è ben attestato anche in fonti tarde (confrontare Itinerarium Antonini 112 «Regio», 200 dopo Cristo) è in epoca medievale, per esempio anno 1059 «μετρoπòλεoς τou ριγηou», «Riju» in Edrisi.

È interessante rilevare che nella tradizione antico-francese, cioè Normanna, il toponimo è Rise.

R(h)egium è nome di origine oscura; secondo Alessio 1957, rientrerebbe in un tema preindoeuropeo di valore idronimi, comprendente anche Regillus città della Sabina, Lacus Regillus nel Lazio, Rheginna (nome medievale) sulla Costa Amalfitana.

Per la tradizione classica il toponimo era il rapporto col greco ρηγυuμι ‘rompo’ o col latino rex, regis o regnum (confrontare Strabone).

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