Piranesi tra ieri ed oggi


«Quando mi accorsi che a Roma la maggior parte dei monumenti antichi giacevano abbandonati nei campi o nei giardini, oppure servivano da cava per nuove costruzioni, decisi di preservarne il ricordo con le mie incisioni.
Ho dunque cercato di mettervi la più grande esattezza possibile
Giovanni Battista Piranesi

Il 4 ottobre 1720 nasce il gigante dell’incisione Giambattista Piranesi (1720-1778).

Come fotografo artista vedutista quale sono, mi fa piacere presentare questa mostra dedicata ad un artista che certamente fa parte del mio bagaglio visivo e culturale, che si tiene in questi giorni, presso la Casa di Goethe.

L’unico museo tedesco all’estero rende omaggio al grande artista con un confronto particolare: una quarantina di incisioni della propria collezione, «Vedute di Roma» e «Capricci» sono accostate ad opere di artisti contemporanei tedeschi e italiani.

Giovanni Battista Piranesi si reca a Roma, per la prima volta, nel 1740 partecipando in qualità di disegnatore al seguito della spedizione diplomatica del nuovo ambasciatore veneziano Francesco Venier. Con le “parlanti ruine” della civiltà romana, egli instaura da subito, e per sempre, un dialogo personalissimo. (clicca per andare alla pagina di Rai Cultura dedicata all’artista, contenente anche video)

Ancora oggi l’immaginario collettivo e l’insegnamento artistico di Piranesi sono intensi.
La mostra è uno straordinario dialogo tra artisti e architetti di oggi con Piranesi.

In esposizione ci sono opere di fotografi, artisti di arte visiva, una scrittrice e un architetto:
Gabriele Basilico (1944-2013), Sebastian Felix Ernst (1987), Elisa Montessori (1931), Flaminia Lizzani (1963), Gloria Pastore (1949) Max Renkel (1966) e Judith Schalansky (1980).
Inoltre si presenta nella mostra una delle 964 matrici autografe di Piranesi conservate all’Istituto Centrale per la Grafica (Palazzo Poli) che ha ospitato, tra l’altro, tra il 1854 al 1884 la sede dell’Associazione degli Artisti tedeschi a Roma.

Ombre pronunciate, scorci da vicino, tagli diagonali, cieli mossi e tonalità raffinate – Piranesi – veneto di nascita ma romano di adozione – ci mostra i ruderi classici e monumenti antichi della Città Eterna come avvolte nella vegetazione, popolate di figure fantasmagoriche.
«Se dovessimo compararlo a qualche altro artefice non sapremmo dire se non che egli è il Rembrand delle antiche rovine» scriveva nel 1779 il primo biografo Ludovico Bianconi 1779.

J.W. Goethe conobbe i lavori del Piranesi che lo aveva “predisposto” al “concetto colossale” dei monumenti romani, ma non è sempre d’accordo con l’espressività delle vedute.
Nel suo «Viaggio in Italia» ricorda la visita alle «rovine di Caracalla, di cui Piranesi ci ha favoleggiato con tanta abbondanza di effetti».

Quello del Piranesi è lo sguardo di un architetto, di uno scenografo, di un conoscitore della storia romana, di un artista educato al rigore prospettico del vedutismo veneziano.
Ma anche lo sguardo di un visionario, di un fabbricatore di utopie che recupera le forme antiche attraverso l’eccellenza della tecnica incisoria e del punto di vista.

Da quest’ultimo è partito il noto progetto-opera «Piranesi Roma Basilico», commissionato nel 2010 dalla Fondazione Giorgio Cini al celebre fotografo Gabriele Basilico; fotografie che sono di nuovo in mostra a Venezia a Palazzo Cini (fino al 23 novembre 2020) (vai al comunicato stampa).

Tema centrale dell’esposizione romana è il fascino che Piranesi esercita sugli artisti di oggi.

L’architetto Sebastian Felix Ernst, nel 2019-2020 borsista dell’Accademia Tedesca di Villa Massimo, ha studiato Piranesi e visitato con i suoi studenti di Dessau i luoghi originali di edifici antichi e moderni di Roma.
Con strumenti digitali creativi, il team li ha documentati in 21 tavole di Vedute che sottolineano il carattere speculativo, interpretativo e utopico delle visioni piranesiane.
Per Flaminia Lizzani è la “interiorità esasperata, trafitta, contemplata, intensificata” di Piranesi che la segue nelle sue foto fatte col cellulare nel quartiere Prenestino, per altri la esaltazione del dettaglio nella monumentalità ad ispirarli.
Elisa Montessori, invece, si concentra, scegliendo un materiale povero come alluminio anodizzato, sulla ricerca segnica del particolare, attirata da quello che la mano di Piranesi ha fatto, dalla sua ossessione del segno.
Per Gloria Pastore le esagerazioni di Piranesi hanno allargato i limiti dell’immaginazione permettendo uno sguardo nuovo sulle rovine antiche.
Attraverso le proprie opere, la sua collezione piranesiana e alcuni ricordi, Max Renkel racconta il suo rapporto con il Piranesi storico e la continuità nel mondo dell’immagine artistica.

In questo modo la mostra si interroga sulle reazioni degli artisti di oggi di fronte all’antico; su come si pongono, con opere in parte realizzate appositamente per la mostra, davanti alla difficile questione del sogno della perfezione e delle rovine e di un eterno presente che sembra oggi più che mai voler cancellare passato e memoria. (fonte www.casadigoethe.it/it/mostra-temporanea)

Evento collegato:

«Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile»
Mostra all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma

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