Natale con lentezza


In questa società drogata dalla velocità, abbiamo assistito ad una corsa alla trasgressione delle regole, alla ribellione contro le restrizioni.

Faccio o pazzo, si direbbe a Napoli.

Ma quanti si sono mai fermati mai a guardare un Presepe o Presepio?

Quanti di noi, presi dal vorticoso succedersi delle tradizioni, tra regali, pranzi, parenti e perfino cerimonie religiose; bombardati da messaggi sui social al massimo ha lanciato un occhiata fugace sula scena iconica del mistero?

Eduardo in “Natale a casa Cupiello” chiedeva ossessivamente: “ti piace o Presepe?”, e oggi, il Presepe, quando c’è, chi lo vede, lì in un angolo, come un oggetto dimenticato.

Contemplare e meditare nel silenzio del cuore e dei pensieri come fecero la Madonna e San Giuseppe, davanti al mistero della nascita che aveva stravolto le loro vite?

L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta.

“Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).

Il verbo greco usato “sumbállousa” letteralmente significa “mettere insieme” e fa pensare ad un mistero grande da scoprire poco a poco.

Il Bambino che piange nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio, vero Dio e vero uomo.

Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola umana intelligenza.

Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere.

Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida.

Oggi possiamo farlo viaggiando in questa zona covid free, in questa realtà del vivere con lentezza, riscoprendo un simbolo identitario italiano.

E proprio Napoli col suo Presepe, ci porta per mano in mondo di vita lenta ed ecosostenibile, molto più di una semplice ricostruzione della Natività, in cui ogni personaggio, ogni scena, ogni dettaglio nasconde un significato profondo.

Prima notazione è l’immersione in una scenografia verde (green): montagne, prati di muschio, corsi d’acqua che rappresentano lo scorrere lento del tempo, ma anche della vita, e borghi di architetture antiche belle e rilassanti. 

Se poi guardiamo la scena ci apparirà una vita dallo svolgimento lento, pur nella quotidianità fatta da personaggi impegnati nelle proprie occupazioni: i pastori in primis, quelli citati dai Vangeli come i primi ad accorrere; tutt’attorno lavoratori lenti, parte di un gruppo di personaggi, i cosiddetti venditori di cibo che rappresentano allegoricamente i 12 mesi dell’anno:

Gennaio: macellaio o salumiere;

Febbraio: venditore di ricotta e di formaggio;

Marzo: pollivendolo e venditore di altri uccelli;

Aprile: venditore di uova;

Maggio: coppia di sposi con cesto di ciliegie e di frutta;

Giugno: panettiere;

Luglio: venditore di pomodori;

Agosto: venditore di anguria;

Settembre: venditore di fichi o seminatore;

Ottobre: vinaio o cacciatore;

Novembre: venditore di castagne;

Dicembre: pescivendolo o pescatore.

Scopriamo anche un mondo d’integrazione fatto di semplici, poveri e zingarelle e multirazziali fino ai Magi, giunti anch’essi lentamente, che rappresentano il mondo e il tempo che si fermano per la nascita di Gesù: sono 3, Baldassarre il vecchio, che cavalca un cavallo nero; Gasparre il giovane, che monta un cavallo bianco; Melchiorre il moro, col suo cavallo fulvo.

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