Storytelling


“se mi propongo di scrivere parole, sono sempre immagini quelle che sorgono ai miei occhi …” dal Viaggio in Italia di Wolfang Goethe

Le mie Visioni d’Artista Contemplativo, Figurativo Verista, partono dal presupposto per cui il mondo appare com’è, se guardato con occhi cuore e cervello diversi; lo è il mio progetto Penisolabella, Carnet de Voyage digitali 2.0, con il quale racconto i miei Grand ArTour in Italia.

Il mio impegno di Fotografo Artista documentarista geografico svolto dal 1977; 40 anni da viaggiatore resiliente in Italia, il mio progetto artistico Penisolabella continua come Artista Errante, Lento e Solitario, Visual Storyteller in smART working, narro con la fotografia e l’acquarello VIAGGI IN ITALIA con l’ARTE; con Penisolabella il mio Carnet de Voyage 2.0 narro i miei Grand ARTour nell’Italia minore con la M maiuscola, il meridione, più grande giardino emozionale diffuso, rendendo concrete, con immagini sinestetiche, le emozioni, le bellezze e le atmosfere dell’Italia MUSEO CON VISTA.

L’Italia è Bellezza, un Paese Meraviglioso ricco di genius loci, che non finisce mai di meravigliare e stupire: in ogni angolo, anche nel più remoto, si può trovare bellezza e uomini impegnati in attività tramandate da secoli.

Il mio non è un lavoro, ma il mio modo di essere e di vivere per l’Arte, con l’Arte, nell’Arte e la Bellezza; le ambientazioni dei miei lavori si rifanno alle atmosfere alla Turner, degli Impressionisti, dove mi immergo, mi coinvolgo emozionalmente e discretamente, raccontando attimi di vita che colgo soffermandomi sulla bellezza dei luoghi.

La mia è un’Arte contemplativa, esperienziale, che racconta l’esperienza del viaggio in Italia; testimone con i 5 sensi, questo modo di vedere, e raccontare, la realtà è il tratto distintivo del mio lavoro.

Come Creativo la mia vita è sempre e comunque un viaggio avventuroso in cui, attraverso l’uso del pensiero laterale, ho percorso cambiamenti epocali individuali e sociali, vissuti di volta in volta non come crisi di un passato superato, ma la possibilità di una reinterpretazione rivolta al futuro.

Da Creativo ho messo insieme le mie passioni artistiche per la fotografia e la pittura, realizzando i miei acquarelli digitali, grazie al computer diffondendoli e vendendoli grazie ad internet.

Arte, Viaggi, avventura, nel mio errare, unici compagni di viaggio sono un taccuino e la macchina fotografica, il mio sigaro toscano; prima e dopo i viaggi, libri e computer.

Prendo appunti fotografici, li trasformo in acquarelli e li pubblico sul mio blog, li diffondo viralmente sui social network, e li vendendo online.

Artista Filosofo, con le mie opere racconto l’Italia per far conoscere la grande bellezza del più grande giardino emozionale diffuso, patrimonio materiale e immateriale dell’umanità.
Portatore sano di pensiero laterale creativo ritengo il mio lavoro un mondo aperto alle continue suggestioni e conoscenze della vita; una passione che è ragion d’essere.

Un Grand ARTour che realizzo con lentezza, attraverso un lavoro certosino, quotidiano, costituito da capitoli dedicati ai luoghi e territori dimenticati, come un amanuense digitale.

Penisolabella è: un progetto creativo, d’arte work in progress; un mosaico, le cui tessere si giustappongono giorno per giorno, luogo per luogo, comune per comune;  un mosaico in cui ogni singola fotografia è solo una tessera (non univoca, a volte intercambiabile) del grande mosaico che forse non è neppure necessario ricomporre, perché le fotografie sono come gli esseri umani: tutte parenti, tutte differenti.ù

Un progetto etico-estetico, uno Storytelling Visuale, ispirato dalle emozioni scaturite dal genius loci, identità materiali e immateriali, di luoghi e territori.

Racconto l’Italia meridionale, convinto che il Sud sia laboratorio di eccellenze, atmosfere, bellezza, che si sono mantenuti uguali nel tempo.

«Io da grande voglio fare il meridione / lasciarmi alle spalle i pettegolezzi dei cavi telefonici / la puzza sotto il naso dei grattacieli e vedere / dove va a finire una luna, una cometa, un’alluvione (…) Dicono che sia un lavoro che consuma che non dà soddisfazione / ma a me piace sentire l’amore freddo delle stelle / non capire le domande delle onde /e credere alle strade di paese / a me piace fare il meridione».
Sono i versi iniziali e finali della poesia “Fare il meridione” di Matteo Greco, che esprime il sentimento di amore per la propria terra e il senso del viverci che contraddistingue ogni abitante del Sud Italia, ed esprimono appieno la mia filosofia di vita e di artista errante per l’Italia.

«[…] Appena varcato il confine del Sud si entra in un bagno di euforia, quasi irradiata dall’indole della gente. […] E certo spesso la tragicità è nelle cose, invitandoci alla previdenza. Però finora il Sud, rispetto al Nord, mi ha offerto sollo immagini di distensione […]» (da Viaggio in Italia di Guido Piovene) 

L’Artista è un profeta che grida nel deserto, perché si rivolge ad una società materialista, con il linguaggio della bellezza e dello spirito; ama la Creazione perché se ne sente parte e ad essa si ispira.
Non ho ricette o soluzioni, ma come uomo per gli altri, sento la necessità alla parresia (diritto dovere di dire la verità) comunicando creativo; offrire il mio carisma e i miei talenti come seme sale lievito, auspicando che il mio sguardo di testimone oculare visionario, e la mia opera artistica, possano stimolare una nuova consapevolezza e percezione visiva, contribuendo a migliorare “l’estetica e l’etica del quotidiano” e, quindi, la qualità della vita, per un mondo migliore.

Ogni Artista e la sua Arte, sono figli della propria epoca; l’Arte sa mettersi al servizio degli altri per diventare voce della comunità in cui si colloca, nel tempo vissuto.

NON VOGLIO DIMOSTRARE, MA SOLO MOSTRARE BELLEZZA CON BELLEZZA, con spirito di servizio, come contributo al miglioramento “dell’estetica e dell’etica del quotidiano”, della qualità della vita, per un mondo migliore.
Con la mia Arte digitale, rendo concrete, con immagini sinestetiche, le esperienze materiali ed immateriali, pensieri e riflessioni, al fine di capire, interpretare e raccontare luoghi e territori, paesaggi sensibili – urbani, antropizzati, rurali, naturali -, vita quotidiana, atmosfere, genius loci dell’Italia degli itinerari dimenticati, minore con la M maiuscola, grande giardino emozionale diffuso; dove stanno, come ospiti clandestini, le antiche architetture popolari, le piazze, alberi, lampioni e panchine, a cui nessuno fa più caso.

Convinto che l’arte debba essere democratica e popolare, le mie opere le rendo disponibili sia nel formato a stampa Fine Art, sia applicate all’oggettistica (Merchandising); sono disponibile per collezionisti e gallerie di tutto il mondo, con un’unica clausola: non pago quote di partecipazione a gallerie, mostre e fiere, in quanto, non avendo datori di lavoro o mecenati, mi sostengo con la vendita delle mie opere, pagando tutte le spese relative ai miei progetti.

Se il mio lavoro ti interessa puoi visitare le

GALLERIE ONLINE

Opere da collezione, arredamento, od applicate ad oggettistica

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Cliccando sul logo qui sotto, puoi andare all’indice generale sul sito editoriale dove troverai le mie Pubblicazioni e i Carnet de Voyage, realizzati con i miei miei reportahe acquarellati

NON RICCO, MA SOLO UTILE E FELICE, uomo solitario come un monaco, eremita, anacoreta; non povero ma frugale e sobrio, ricco e felice con poco, l’essenziale;  niente sprechi, consapevole e felice di esser vivo; la mia dieta è la greca δίαιτα (dìaita) «modo di vivere», stile di vita consapevole, etico-responsabile ed eco-sostenibile, lento, calmo e paziente per nascita e per scelta; artista – 5 sensi + 2 mente e cuore -, filosofo, creativo, ascetico, visionario, contemplativo, lavoro con sguardo lento, viaggio in treno, e vivo praticando l’ozio meditativo e creativo e le pause estatiche estetiche.

Ho scelto uno stile di vita eremitica, monacale (da monaco, uomo solo) semplice, semplicità volontaria (clicca per leggere il Manifesto per la Semplicità Volontaria); anacoreta, esicasta [(dal greco ἡσυχασμός hesychasmos, da ἡσυχία hesychia, calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione) dottrina e pratica ascetica diffusa tra i monaci dell’Oriente Cristiano fin dai tempi dei Padri del deserto (IV secolo)]

Muovendomi al ritmo di Kalipé, l’augurio tibetano: Va con passo lento e corto, nella vita non cronometro il tempo e non calcolo il denaro; non mi stresso, non mi importa quanto ci metto, ma raggiungo e raggiungerò le mie mete, non tutte forse, ma sempre e solo nelle gare che mi sono scelto.

La Fotografia e l’Arte sono la mia vita e il mio modo di narrare la vita e fotografo per vivere, perdendomi tra sensazioni, emozioni e atmosfere, per non perdere me stesso.

Lavorare è il mio sostentamento, la mia vita senza ansia.
A chi pensa che sia facile se sei ricco, vorrei spiegare che, basta solo fermarsi a considerare che la vita è una e deve essere vissuta non nella corsa senza meta, finalizzandola al guadagno e allo spendere per guadagnare ancora, per raggiungere uno status sociale a danno del proprio rapporto con l’universo interiore.

Perché il segreto della felicità sta nel consumare poco, vivere con poco, accontentarsi, cercare l’equilibrio tra bisogni e necessità. I soldi non sono un buon motivo per affannarsi sempre, angosciati, prepotenti, in guerra con tutti e col mondo.
Io non sono ricco, sono un precario felice da sempre. Incredibile ma è così.
Per campare mi basta poco.
Vivo per la libertà individuale e sociale, non lasciando che la vita e la società bulimica e consumista, m’impongano ritmi e necessità, felice di essere diverso nella normalità di una vita ecocompatibile a misura d’uomo, perché non voglio sprecare il tempo che la vita mi regala, e che voglio regalare a chi incontro, a chiunque abbia bisogno del mio tempo.
Perché la vita è una bella avventura da vivere pienamente e consapevolmente. Ogni giorno si compone da sè e non so cosa accadrà, né me lo chiedo. Mi basta che in ogni momento, nessuno abbia più l’autorità di obbligarmi a essere o fare, contro la mia volontà. Nessuno, tranne chi mi vuole bene, chi condivide le mie scelte o per qualche ottima ragione.

Racconto con l’arte visiva, rappresentazione del mondo esteriore filtrato col mio mondo interiore d’artista.
Da quando abbandonai la pittura per la fotografa, per quarant’anni, ho aspirato a tornare al mio amato acquarello.
In più, la fotografia digitale, i cellulari e i social, hanno nuociuto alla fotografia, facendole perdere  la dignità e il suo fascino misterico; la sovraesposizione, mai termine fu più adatto al tema, ha impoverito l’attenzione del pubblico per la bella fotografia e imbastardito la cultura estetica.

Parole chiave per comprendere il mio lavoro sono: valorizzazione dell’identità materiale ed immateriale di luoghi e territori.

Essere Artista 2.0 è per me impegno nel raccontare la bellezza, condividendo ed interagendo col mio pubblico di estimatori 

La mia creatività è frutto della profondità e ricchezza del mio mondo spirituale, dalla mia fame di cultura e bellezza, secondo un piano che deriva dal karma della mia epoca, nella quale l’umanità, per non alienarsi, ha bisogno di riscoprire il sacro e l’Arte per sua natura ne è tramite.

Artista 2.0 non è solo un sostantivo ma sostanza di un progetto con il quale, usando la potenza dell’online, promuovo e diffondo la mia arte e la rendo disponibile per mostre senza che artista ed opere si muovano fisicamente, attraverso la collaborazione di un network di gallerie, collezionisti e sponsor interessati.

Come era solito fare Joseph Mallord William Turner, al quale il cui mio lavoro artistico somiglia per temi e tecnica, d’abitudine lavoro sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e in inverno mi chiudo nel mio studio per rielaborare pittoricamente i ricordi di ciò che ho visto e ripreso fotograficamente dal vivo.

Non appongo solo una firma di prestigio, ma mi coinvolgo col mio stile espressivo, il linguaggio interpretativo, denso di soggettività. Il mio lavoro non consiste in una riproduzione pedissequa, né in una documentazione rigorosa, quanto piuttosto, in un libero tentativo di attraversamento di un’esperienza problematica e senz’altro critica della vita vissuta e delle trasformazioni sociali ed antropologiche; una testimonianza visiva con cui provare a comporre uno stato delle cose, un’esperienza diretta dei luoghi, affidata a una libera e personale interpretazione.

Analogamente a quanto avvenne a Picasso, cui l’avvento della fotografia lo fece cadere in depressione, al pensiero che vanificasse l’esistenza della pittura, anche per me è arrivato il momento della crisi, quando la fotografia, già poco considerata in Italia, è stata sdoganata come linguaggio e mezzo esclusivo del Fotografo.
Così come Picasso risolse la sfida tra pittura e fotografia, allontanandosi dal realismo di quest’ultima, inventando il cubismo, anch’io, pur fotografo di lungo corso, facendo ricorso alla mia passione giovanile per le tecniche pittoriche e dell’uso dell’acquarello, sfruttando i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia, mi sono allontanato dalla fotografia per tornare alla pittura, usando la scrittura con la luce per dipingere con la luce.

Ho fatto il percorso simile a quello degli Impressionisti sostenuti dal fotografo Nadar e dei Macchiaioli sostenuti dai fotografi Alinari, pittori che svilupparono la propria pittura tra dialogo ed antagonismo con la nuova arte fotografica appena scoperta.
Come loro usarono pennellate e macchie di colore per restituire forme attraverso colori luci e ombre distruggendo la precisione e la nettezza fotografica, anche io sono tornato a trasformare le fotografie in macchie di colore con i miei Acquarelli Digitali che partono dal mio buon vecchio scatto fotografico pittorico, rielaborato con la tecnica ad acquarello, non più applicato col pennello sulla carta, ma con uso di software e computer.

Auspico che il mio sguardo di testimone oculare, possa stimolare una nuova consapevolezza e percezione visiva, contribuendo a pensare per immagini migliorando “l’estetica e l’etica del quotidiano” e, quindi, la qualità della vita, per un mondo migliore.

Borzone de Signorio Sabelli da parte di madre, provengo da una famiglia nella quale ho antenati illustri tra i quali, oltre a 5 Papi ed 11 Cardinali, i pittori Luciano Borzone (Genova 1590-1645) e i figli e allievi Giovanni Battista BorzoneCarlo Borzone eGiovanni Francesco Maria Borzone (Genova 1625-1679), pittore ed astronomo chiamato in Francia nel 1656 ad affrescare il castello di Vincennes (Lagrange); lo zio Luigi Ottavio Borzone de Signorio Sabelli; mentre, da parte di padre, Mimmo Rotella. Naturalmente il mio bagaglio culturale artistico è intriso di arte italiana, e non solo. Mi ritrovo nei vedutisti, in pittura macchiaioli, Segantini, Canaletto, Boldini, Bernardo Bellotto, Guardi, Joseph Mallord William Turner; ma anche negli acquarellisti Ettore Roesler Franz, lo stesso Goethee i più recenti Aldo Riso e Tullio Pericoli; per il disegno e la grafica Durer, Piranesi

Tra i fotografi, certamente rientro nel solco dei fotografi di architettura e paesaggio, alcuni dei quali coetanei contemporanei e “concorrenti”, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice e Luigi Ghirri; mentre per la fotografia rurale ed antropologica, l’amico Mario Cresci.

«Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardarne solo la copertina.
Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada.
Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani.
Andare lenti é incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo.
E’ suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.» (Da “Il pensiero meridiano” di Franco Cassano)
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Mi piace il concetto di Permacultura è cultura della cittadinanza attiva, che si sviluppa dall’individuo alla comunità sociale in maniera virale attraverso la testimonianza di un vivere etico e sostenibile, per cerchi concentrici come le onde provocate da un sasso lanciato nello stagno.
Le strategie “dal basso verso l’alto” più rilevanti partono dall’individuo e si sviluppano attraverso l’esempio e l’emulazione fino a generare cambiamenti di massa.
Pertanto, la permacultura non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la propria autosufficienza ed autoregolazione.
Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte degli individui e quindi della società è pronta, disponibile e in grado di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò sia possibile e rilevante.
Questa minoranza, socialmente ed ecologicamente motivata, rappresenta la chiave di volta di un cambiamento su larga scala.
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Ogni uomo è una cometa, appare sulla terra per un breve periodo, l’importante è lasciare dietro di sé una scia di luce, e questo cerchiamo di fare noi artisti con le nostre opere.
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